Opinione dettagliata di soleluna29
soleluna29(45)
Torino , Italia99%
Fra i tanti e interessanti musei che ci sono nella mia città, ne mancava uno dedicato all’oriente, ma ora questa lacuna è stata colmata, infatti l’anno scorso ha aperto il Mao Il Museo di Arte Orientale.
Questo museo sorge in un punto strategico di Torino, nella zona vecchia, in quello che è chiamato il “ Quadrilatero Romano “, nell’anima di questa città.
Questa è la zona più antica di Torino, fino a una decina di anni fa era abbastanza lasciata andare, fatiscente, non era curata, ma attualmente è stata molto rivalutata, e ora è diventata una zona “ IN “, il cuore della movida torinese, ricca di locali, di alcuni piccoli negozi di antiquariato o di oggettistica varia, una zona molto particolare, soprattutto legata allo stile vintage.
Il museo ha sede in Via San Domenico 11, all’incrocio tra Via San Domenico e Via Sant’Agostino, nell’antico Palazzo Mazzonis.
Il Mao è diviso in cinque gallerie ben distinte e suddivise in piani per ambito storico, geografico, artistico e culturale.
In tutte le sale dove ci sono le esposizioni permanenti, sono a disposizione dei monitor touch screen dove possiamo trovare notizie molto dettagliate sulle opere esposte e sulla storia di questi luoghi e di queste culture.
Il Mao è anche dotato di una sala polifunzionale che viene adibita a convegni, conferenze e seminari e per mostre temporanee.
Il museo contiene 1500 opere provenienti dal continente asiatico.
Museo d'Arte Orientale10
Valutazioni
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Accessibilità
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Da vedere/da fare
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Rapporto qualità/prezzo
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Architettura
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Concetto
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Esposizione
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Rilevanza
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Alcuni cenni su Palazzo Mazzonis
E’ di origine seicentesca, questo lo si può dedurre dal fatto che vi è una piantina di Torino del 1656 dove c’è già un lotto quadrato occupato da questo palazzo.
Nel 1830 il palazzo passò al conte Clemente Solaro della Margherita, successivamente nel 1870 al Cav. Paolo Mazzonis, un industriale nel campo della manifattura tessile, successivamente l’eredità passerà al figlio che ivi stabilì gli uffici della Manifattura Mazzonis Snc.
Nel 1910 il palazzo divenne un monumento pregevole di arte e di storia.
Nel corso degli anni furono effettuati dei lavori, in modo da abbellire ulteriormente questo palazzo; soprattutto al primo piano, con i pavimenti, lo scalone, le grandi finestre, gli stucchi, ma anche alcuni dipinti effettuati con la tecnica del trompe d’oil.
Nel 1968 passò di proprietà al Comune di Torino e dagli anni 1982 al 2001 fu adibito a sede degli uffici giudiziari.
Book Shop e servizi offerti
Quando entriamo nel palazzo, vedremo quello che una volta era il suo androne, attualmente è l’atrio d’accoglienza al museo, con l’ingresso realizzato sulle sue antiche pavimentazioni.
A piano terra troveremo la biglietteria, con un bookshop davvero molto fornito, si possono trovare testi molto interessanti riferiti alle varie culture trattate, uno spazio molto ricco che consiglio di visitare.
Io qui mi sono trattenuta, ma avessi potuto avrei acquistato molti e molti di questi volumi, per ora ne ho comprato solo uno, promettendomi di tornarci assolutamente, perché ne vale assolutamente la pena, i testi sono davvero tanti.
Vi è anche un guardaroba gratuito e un posto dove poter mettere gli ombrelli, chiusi con una sua chiavetta, e se vogliamo c’è un piccolo deposito bagagli. Eventualmente per chi ne può aver bisogno c’è anche una sedia a rotelle.
Come ho anticipato prima, il museo è diviso in 5 gallerie:
al piano terreno troveremo la parte dedicata all’Asia Meridionale
al primo piano troveremo la Cina
al secondo piano il Giappone
al terzo piano la regione Himalayana
e per finire i Paesi Islamici.
ASIA MERIDIONALE
Il piano terreno è dedicato all’Asia Meridionale. Qui troveremo 3 diverse suddivisioni in differenti aree culturali: il Gandhara, l’India e il Sud Est Asiatico.
Possiamo ammirare molte sculture di medie dimensioni; troveremo parecchie statue del Buddha in pietra arenaria, in calcare, in bronzo e alcune teche con gli oggetti che hanno più bisogno di particolari protezioni.
Gandhara e India
L’arte del Gandhara nasce nella zona nord occidentale del subcontinente indiano, è la regione odierna tra il Pakistan e l’Afganistan, un punto di transito importante per chi attraversava l’India verso l’Asia Centrale, il Mediterraneo e anche la Cina.
Durante il periodo indiano a capo della dinastia Maurya (IV-II sec. a.c.), grazie anche al sovrano Ashoca, i confini si espansero verso il meridione e il nord occidentale dell’India, successivamente anche verso il Sud-est asiatico poi verso la Cina e il Giappone.
Il periodo di maggior potenza economica era il periodo Kushana e i sovrani del tempo favorirono la produzione artistica. Soprattutto tra la regione del Gandhara si affermò l’arte buddhista , ma si possono anche notare elementi ellenico romani, indiani, iraniani e centro asiatici, le opere esposte sono databili tra il I sec d.c. e il V sec. d.c.
Qui vi è una collezione di terrecotte e molte statue in arenaria grigia, rossa e beige, eseguite con piena padronanza di tecnica scultorea, quest’ultime provengono dalle regioni di Mathura e di Sarnath.
Troveremo una grande statua in scisto di Bodisattva del II sec. d.c., peccato che è priva della testa.
Molti pezzi sono stati trovati intorno all’area sacra dello stupa a Gandhara e molti sono i pannelli con scene narrative della vita del Buddha; possiamo ammirare due grandi teste del Buddha vigorose e aggraziate, molto simili ai favolosi grandi Buddha di Baiyan, quelli scavati nella roccia e distrutti alcuni anni fa dai talebani, e alcuni fregi dello stupa di Buthara.
Questo perché intorno agli anni 50 ci furono degli scavi effettuati dal Centro Scavi della Città di Torino, l’Ismeo, proprio nella zona intorno allo stupa di Buthara.
Particolare è anche la statua rappresentante una scena dionisiaca, dove ci sono due personaggi maschili, di cui uno con i pettorali gonfi e la pancetta, mentre alla destra vi è un’altra figura, forse femminile.
Questa è una scena di familiarità, in questo genere in opere spesso possiamo vedere delle scene erotiche, esaltate dalle forme molto sensuali.
Varie le statuette affiancate a figure celesti, divinità, talvolta anche raffigurate con la moltiplicazioni degli arti o scene mitologiche, vi sono anche alcune statue in granito raffiguranti Shiva, Signore della danza e Maestro delle scienze e delle arti.
Possiamo ammirare anche una statua in stucco di un uomo con la barba e i capelli lungi, alta 30 cm, molto bella, la sua particolarità è il fatto che è molto espressiva.
Vi sono anche figure che simboleggiano la Bhakti, l’Amato Amante dove si affermano le pratiche psico-fisiche legate alla classica tradizione trantrica.
Sud Est Asiatico
Successivamente troveremo anche alcune sale dedicate esclusivamente al Sud Est Asiatico, con opere provenienti dalla Thailandia , dalla Cambogia e dalla Birmania, relative al periodo dei Khmer, ispirata in particolar modo alla religione indù.
Nella religione Khmer il sovrano è l’anello di congiunzione tra il cielo e la terra, un dio re, rappresentato anche nelle figure mitologiche citate nei celebri testi indiani del Ramayana e Mahabharata.
In queste belle collezioni troveremo anche alcune statuette del Buddha, con un’immagine soprannaturale, distaccato dalla nostra condizione terrena, solitamente possiamo ammirarlo in posizione stante con la mano destra rivolta verso terra, in modo da simboleggiare la vittoria sul dio della morte e la successiva illuminazione; ma possiamo anche trovarlo seduto o sdraiato, con un bocciolo di fior di loto.
Bellissima la figura di un Buddha stante incoronato del XIII sec., in legno laccato con alcune dorature, proveniente dalla Birmania; particolarmente bello anche il Buddha sdraiato in posizione di paranirvana, anch’esso è in legno dorato lunga 36,4 cm preservato da una teca di vetro. E’ presente anche una statua di Bhumisparshamudra, il Buddha seduto con le mani che formano un mudra. I mudra non sono altro che piccoli gesti delle mani o del corpo, pratiche yogiche intente a risvegliare la Kundalini.
Molte di queste statue rappresentanti il Buddha sono in bronzo laccato e dorato.
LA CINA
Successivamente passiamo al primo piano : la Cina.
Gli oggetti qui ospitati vanno dalla Cina antica dal 3000 a c. al 900 d.c., con vasellami, bronzi rituali, lacche, terracotte e legno.
Troveremo corredi funerari, proveniente soprattutto dalle odierne provincie dello Sichuan e Chongquing, del periodo Han e Tang.
In questi arredi vengono illustrati vari aspetti della società materiale e terrena, in modo da riuscir a fornire al defunto una dimora, con le riproduzioni delle stesse condizioni vissute. Tutto ciò rivela anche un certo culto dell’immortalità, soprattutto legato all’ispirazione taoista o buddhista.
Nel periodo Hang era di moda avere delle esequie molto costose, soprattutto diversificando la varietà degli arredi, mentre il periodo Tang è stracolmo di oggetti di arte funeraria, molte le statuine dipinte con pigmenti a freddo. Di questo periodo possiamo anche ammirare le prime figure dei guardiani dell’ipogeo ( i sepolcri sotterranei ), completamente in terracotta.
L’imperatore è visto come un mediatore tra il cielo e la terra, e all’interno del suo mausoleo, possiamo trovare anche statuine funerarie di fanti, cavalli, cavalieri tutti schierati.
La produzione di ceramica in quel tempo era molto varia, famose e soprattutto molto belle sono le lacche, tra l’altro forse non tutti sanno che la lacca è una linfa che si estrae per incisione dalla pianta di Rhus vernicifera.
Nel periodo Han, vi era ancora la pratica dei sacrifici sia animali che umani, in riferimento a ciò particolare è l’urna dell’anima, un’anforetta in grès color grigio/verde con in cima delle raffigurazioni augurali.
Possiamo ammirare dei vasi neolitici in terracotta arancione con delle decorazioni sul nero, e altre ceramiche sia bianche che nere provenienti dal Nord-Est.
Passando ai bronzi, i pezzi qui in visione sono soprattutto sacri, ma troveremo anche alcune armi e piccoli finimenti.
Molto bella è la sacra campana Bo, un oggetto per riti magici religiosi, con una decorazione in rilievo di draghi finemente cesellati. Parecchi sono i vasi Hu, dove possiamo ammirare scene di caccia con alcuni riferimenti anche allo sciamanesimo. Altro oggetto particolare e degno di nota è l’albero delle monete, proveniente dal Sichuan del II sec d.c. , un oggetto lavorato in maniera molto precisa, in bronzo con pietre e turchesi. La sua altezza è notevole, infatti misura 138,4 cm.
Le statuette buddiste cinesi qui esposte sono molte, tra cui alcune molto antiche, risalente al periodo 907 906 a.c., dopo la dinastia Tang.
L’ultima parte di questa mostra è dedicata ai vasellami, molte in terracotta sancai, dell’epoca Tan, ma possiamo anche ammirare dei pezzi in grès porcellanoso bianco proveniente dalla Cina Settentrionale, mentre quello verde arriva dal Sud della Cina.
IL GIAPPONE
Il secondo piano è dedicato al Giappone.
Salendo le scale troveremo un corridoio, a questo punto saremo immersi in questo fantastico e affascinante mondo del Sol Levante.
Secondo me, qui possiamo notare una netta differenza con il precedente mondo della Cina. Qui le linee diventano più dolci, il tutto con molta più grazia e accuratezza, e l’eleganza anche se questo rimane ed è un semplicemente il mio parere personale.
Troveremo oggetti artistici fino al periodo Edo: ventagli, un enorme e bellissimo demone, e statue d’ispirazione buddhista. Molto belli i 3 paraventi degli inizi del XVII sec a due pannelli, dipinti a inchiostro, riproducono episodi della guerra Genpei, narrato anche nel famoso Heiki Monogatori; ma ne possiamo anche vedere uno con ben 6 pannelli del XVII sec, che è ispirato alla visita dell’imperatore Gomizuno-o al castello di Nijo.
Una delle cose che mi sono piaciute particolarmente, esposte in una grande teca di vetro visibile su tutti i lati, sono le 3 armature complete dei samurai, fatte in metallo, cuoio e tessuto. Il copricapo è sempre molto particolare e spettacolare, questo perché chi lo indossava doveva venir identificato anche da lontano, in modo da consentire di dirigere le truppe.
Queste preziose armature risalgono all’epoca Edo, verso la fine del XVII sec., di cui una proviene dal clan più importante dell’era Tokugawa, sto parlando della famiglia Matsudaira.
L’armatura dei samurai, con le sue sacre katane, vennero usate per l’ultima volta nella tragica ribellione di Satsuma nel 1877, comandata da Takamori Saigò. I samurai vennero traditi e attaccati con armi moderne dall’esercito dell’imperatore.
Takamori Saigò gravemente ferito in battaglia, non riuscendo da solo a fare il seppuku, delegò un suo attendente, mentre quei pochi samurai rimasti decisero di fare la stessa cosa, proprio come diceva il loro codice d’onore. Ricordo che i Samurai sono da sempre stati al servizio dell’imperatore. Da allora questa grande casta e il loro mondo sono tragicamente scomparsi, proprio come nel film L’ultimo Samurai. Ma le loro anime sopravvivono ancora adesso, infatti il Kendo, l’arte della spada, è lo sport più praticato in Giappone, se volete sapere ulteriori informazioni sul Kendo, precedentemente avevo scritto un’opinione a riguardo.
Di fronte alle bellissime armature possiamo vedere alcuni kakemono di un’eleganza strabiliante.
I kakemono sono quei rotoli verticali che si appendono alle pareti, solitamente sono di carta o di seta e dipinto sopra vi è scritto solitamente una frase semplice e celebre.
Proseguendo entreremo in un corridoio dove vediamo in esposizione le classiche xilografie dell’ukiyo e provenienti dal periodo Edo, mentre nell’ultima sala ci sono dei preziosissimi volumi manoscritti e dipinti finemente a mano da Tosa Mitsuyoshi (1646-1710), di cui uno è il primo volume dell’Heki Monogatori.
Molto belli anche i tre Kesa qui esposti ( i mantelli usati dai monaci buddisti ), che riproducono lo schema del famoso e classico mandala.
Ma possiamo anche ammirare delle coppe per il sakè, laccate in rosso, molto basse, con varie decorazione di raffinata fattura, tra cui un grande pavone.
Una di quelle statue che ci colpisce maggiormente, è senza dubbio quella di Kongo Rikishi, un imponente guardiano del tempio, alto 230,5 cm, fatto in legno di cipresso, con pezzi tutti assemblati, risalente alla seconda metà del XIII sec. d.c.; pensate che a questa statua è stata dedicata un’intera stanza, e non nego che al buio con le luce giusta fa anche una certa impressione, ma d’altronde era pur sempre un guardiano del tempio.
Molto belle e sacrali sono le statue del Buddha o Amida, quasi tutte in legno dorato. Da notare la bellezza della statua di Shokannon, che è la versione giapponese del bodhisattva Avalokiteshvara, anche questa in legno di cipresso finemente dorata.
Non c’è ombra di dubbio che questo è uno dei piani del Mao che mi hanno colpito maggiormente, non riuscivo a staccarmi dalla visione di questi oggetti, avevano un non so che di affascinante, e molti di questi oggetti esposti sono permeati da una certa sacralità, così io .. .rimanevo come incantata ad ammirarli.
Alla fine del corridoio, per terminare possiamo ammirare la ricostruzione di una tradizionale sala da tè giapponese
HIMALAYA
Molto bello e incantevole è anche questo terzo piano dedicato alla regione Himalayana.
Dove troveremo delle importanti collezioni d’arte buddista, nelle prime due sale possiamo ammirare alcuni thangka, ma anche molte sculture in legno o metallo, strumenti rituali e alcune tempere degli anni dal XII al XVII, mentre nell’ultima sala vedremo delle particolari copertine di testi sacri buddisti, tutte in legno intagliato e dipinte; da ammirare anche la statuetta di 57,5 cm del Buddha Shakyamuni, proveniente da un monastero tibetano, fatta di rame elegantemente dorata.
Numerosi sono i thangka, la prima sala è dedicata alle divinità pacifiche, tra cui anche al Buddha Shakyamuni del XV sec, mentre un altro rappresenta un classico mandala fatto con le tempere e colori accesi nelle tonalità dal rosso, aranciato e oro. Al centro vedremo la divinità Manjuvajra, legato alla sua partner tantrica, con ai quattro lati i quattro Buddha cosmici, posizionati nei relativi punti cardinali.
Particolare e bello è il thangka del XVI sec. che ritrae il fondatore del maestro Ngor, mentre un’ altra sala è invece dedicata alle divinità terrifiche che proteggono sia il dharma che il monastero. Alle spalle di questo possiamo ammirare un grande dipinto che è stato staccato dal muro di un grande monastero nepalese, unica pecca è che una parte di esso è andata distrutta. Solitamente i dipinti venivano fatti direttamente sulle pareti stesse, oppure su una tela precedentemente incollata sopra, ecco perché questo dipinto si è potuto staccare ed è arrivato fino a noi.
Qui possiamo anche ammirare un thang-ka abbastanza raro, infatti è di color nero, con sottili linee d’oro, mentre il fondo è ricoperto da parecchie mani di indaco, questo è dedicato al protettore della conoscenza esoterica Caturbhuja. Pezzo abbastanza raro legato alle antiche pratiche iniziatiche tantriche del Buddhismo tibetano è una particolare e rara veste fatta, pensate un po’ proprio con ossa umane, risalenti al XVII sec.
Di notevole importanza sono alcuni preziosi pezzi provenienti dal monastero di gDan-sa-mthil, antica sede del potere temporale e spirituale del Tibet, nell’epoca tra il 1351 1481.
Qui vi erano ben 18 grandi stupa andati distrutti nel periodo della rivoluzione culturale. Pochissimi sono i resti rinvenuti, tra cui una statuetta rappresentante tre Dakini e una statua di Lokapala Virudhaka, entrambe fatte di una lega di rame dorata con pietre e turchesi semi-preziosi.
Successivamente troveremo una sala dove possiamo ammirare parecchi bronzi dorati del periodo dal XIII al XVII sec., vedremo delle divinità pacifiche, e la statuetta con il fondatore della scuola del Buddhismo tibetano, lo stesso dell’odierno Dalai Lama.
Degno di particolar nota è il volume manoscritto della Prajnaparamita, testo fondamentale del Buddhismo Mahayana, appartenente alla famosa serie dei 108 volumi del canone Buddhista Tibetano, risalente al XV sec.
I fogli di questo manoscritto sono scritti in oro su fondo color indaco scuro, mentre ai lati ci sono due pitture che raffigurano delle divinità buddhiste.
La particolarità di questi volumi è che sono molto diversi dai nostri classici, infatti sono fogli manoscritti rettangolari impilati uno sull’altro e non rilegati avvolti solitamente in una seta bianca. Due blocchi di legno della stessa grandezza sono la copertina superiore e inferiore. Queste particolari copertine solitamente sono intagliate con la raffigurazione di divinità buddhiste e petali di fior di loto, talvolta anche dipinte e dorate.
La scrittura tibetana è sillabica e molto decorativa, in questo modo si presta meglio alla resa grafica dei mantra.
I tibetani hanno una gran venerazione per i testi sacri, in quanto per loro la vera conoscenza è racchiusa in essi e questi libri solitamente sono ordinati in alte scaffalature a scomparti rettangolari aperti, all’interno dei tempi o delle cappelle.
Per terminare, l’ultima sala è dedicata al Nepal, qui ammiriamo le importanti prabha buddiste e induiste, ( in sanscrito prabha significa splendore o radianza). I prabha sono dei dipinti a tempera nepalesi su base di cotone, ma anche strutture sia in legno che in rame dorato di Padmapani e Avalokiteshvara.
PAESI ISLAMICI
Il quarto e ultimo piano è dedicato ai Paesi Islamici.
Qui la collezione propone dei tessuti preziosi, tra cui i velluti ottomani, piastrelle invetriate, vasellami ceramiche, ma anche bronzi e manoscritti provenienti dal Medio Oriente, Iran, Turchia ecc.
Il mondo islamico del Mao si apre con una collezione di vari tessuti, tra cui i pregiatissimi tessuti ottomani, qui possiamo anche ammirare un ritaglio di tappeto in lana e seta della metà del XVI sec. , dove viene rappresentato un leopardo e un cervo.
Nella sala centrale ci sono delle lunghe vetrine dove possiamo ammirare ceramiche, coppe, brocche e bottigliette di qualità eccelsa.
Vi sono anche delle ceramiche samanide del IX XI sec, provenienti da Nishpùr e Samarcanda, le decorazioni sono fate con argille liquide e colorate, successivamente sottoposte ad un’invetriatura trasparente.
Molto belle anche le ceramiche islamiche dell’epoca selgiuchide, tutte invetriate blu cobalto o turchese, questi solitamente erano i colori predominanti.
I ceramisti, padroni della loro tecnica, oltre all’invetriatura, erano anche molto bravi nella tecnica del lustro, una pittura a freddo con ossidi metallici.
Molto bella è la coppa polilobata, proveniente dall’Iran XII XIII sec., il suo interno è decorato con figure di uomini a cavallo e uomini seduti sui lati, mentre nella parte esterna vi sono delle scritte.
Tra le caratteristiche dell’arte islamica, degne di nota sono le varie piastrelle colorate che loro usavamo per rivestire, pensate un po’ perfino interi edifici. La loro particolarità è che sono molto lucide, con colori brillanti e disegni solitamente floreali.
Mentre nell’ultima saletta si possono ammirare dei bellissimi e antichi manoscritti, che illustrano pagine del corano. Le decorazioni sono in oro con delle miniature molto precise e particolareggiate.
Per finire
Siamo così giunti alla fine di questa splendida visita al Mao, a me è piaciuto moltissimo e spero che anche a voi abbiate gradito.
E’ stata un po’ lunga, devo ammetterlo, noi infatti ci abbiamo impiegato più di 3 ore, ma se volete potete anche fare il percorso più velocemente.
Le opere esposte sono particolari, ben visibili con le luci posizionate in maniera da risaltarne la bellezza dell’oggetto.
I piani che mi sono piaciuti particolarmente sono il Sud-Est Asiatico e il Giappone. Soprattutto le armature indossate dai samurai dell’epoca, al pensiero mi vengono quasi i brividi, ma anche le bellissime statue dei vari Buddha incoronati, con il loro sguardo pacato e divino allo stesso modo, ma non dimentichiamoci il fantastico mondo Himalayano e Nepalese con i loro libri . I thang-ka e ancora molto altro ancora.
Il mondo della Cina è particolare, mentre per i Paesi islamici mi sarei aspettata qualcosa in più. Rimane comunque un ottimo spunto per conoscere e ammirare oggetti che fanno parte di un mondo molto lontano dal nostro occidente.
Una volta usciti dal Mao, non potete far altro che sentirvi ricchi dentro, in quanto sicuramente si sono apprese molte cose di questo mondo così affascinante che è l’oriente.