ELel(28)
La Spezia, Italia98%
avverto che questa sarà un'opinione lunga ma ricca di emozioni proprio com'è stato il viaggio che io e il mio neo maritino ci siamo voluti fare come luna di miele
LA RUTA JACOBEA che per mille e passa anni, dall'inizio del IX sec. ha legato milioni di persone che con fatica sotto pioggia, vento o sole anelavano di arrivare a santiago, dove l'eremita e pastore Pelayo aveva scoperto la tomba di San Giacomo il Maggiore, l'aveva scoperta perchè ogni sera in un campo sul monte Libradion vedeva delle luci , come delle stelle e si decise a scavare solo quando in un sogno gli apparve Santiago che gli disse di riportare alla luce il suo sepolcro. si grida al miracolo e quando la notizia si diffonde inizia la pellegrinazione più famosa del mondo e terza per importanza dopo roma e gerusalemme: nasce così santiago de compostela! i pellegrini dell'epoca andavano vestiti con una specie di saio, con il bordone, un bastone utile nelle salite come nelle discese, ma soprattutto come arma di difesa, e una bisaccia fatta con una zucca svuotata; si dice che siccome non c'erano soldi per costruire la cattedrale ogni pellegrino portasse con sè una pietra raccolta in un paesino in galizia Triacastela, ma niente più.
Ora il più "scafesso" è vestito di tutto punto con scarpe per il trekking, vestiario adeguato alla stagione, sacco a pelo, medicine, borracce anche termiche, poncho per la pioggia, beauty case (anche se ridotto all'osso), il tutto in uno zaino da 45-75litri con cinghie per allentare la tensione sulle spalle...i tempi cambiano ma non la magia di questo lungo e faticoso viaggio, fatto di momenti duri e ostacoli quasi insormontabili, ma anche di momenti di riflessione o convivialità, di paesaggi stupendi e natura incontaminata...da fare?sì ma con accortezza,con tutto il tempo possibile, da fare per capirsi meglio e capire meglio gli altri se lo si fa in gruppo. un viaggio speciale per persone speciali..siete pronti a partire almeno virtualmente?
dicevo che ci siamo sposati in comune per problemi logistici il 20 luglio(poi in differita il primo maggio 2008 ci sposeremo in chiesa) e il 22 eravamo in volo verso qualcosa di indimenticabile anche se estremamente faticoso.
arriviamo a zaragozza e poi in auto bus fino a pamplona dove ci fermiamo per la notte. il mattino dopo di nuovo in bus fino a roncisvalle (guardando alcuni pellegrini che sotto la pioggia entravano in pamplona e pensando che di lì a poco anche noi avremmo fatto parte di quell'elite) e poi in taxi dall'altra parte dei pirenei in francia a saint jean pied de port.
dopo un pranzo frugale decidiamo di partire, invece che aspettare il giorno sucessivo, e iniziare la nostra avventura con i primi 8 km di salita sui pirenei, sotto un continuo acquazzone...chi ben parte...ma eravamo contenti così ignari del futuro, ma solo felice di essere lì. il nostro primo rifugio era una piccola baita dove abbiamo avuto il nostro primo contatto con gli altri pellegrini, eravamo una trentina intorno a quel tavolo, diversi per età, sesso, lingua, chi aveva già percorso quel cammino raccontava e noi tutti a pendergli dalle labbra per cercare di avere un'idea un po' più precisa di quello che andavamo a fare.eravamo un puzzle colorato e ancora pieno di energie e progetti, ma le energie mancano in fretta e i progetti anche in questo viaggio, si vive tutto alla sensazione della giornata e non puoi dire oggi devo arrivare là se le tue gambe protestano, bisogna amare e rispettare il proprio corpo e quello delle altre persone se ce ne sono.
il giorno dopo partiamo dopo un'ottima colazione iniziando una delle tappe migliori forse, dove ancora tutto è bello e nuovo, e c'è entusiasmo per tutto. saliamo saliamo e saliamo per ore su una strada da poco asfaltata trafficata solo da pick-up di pastori della zona, contornati da cavalli, pecore e mucche lasciate in stato semibrado, e da aquile che volano a pochi metri sopra le nostre teste. la salita sembra non finire mai e le cose peggiorano quando entriamo letteralmente nelle nuvole e non possiamo vedere se non a un paio di metri intorno a noi, continuando per una salita che si fa sempre più ripida. 15km di salita e poi di nuovo sole in alto a 1430m e finalmente in uno scorcio naturale bellissimo vediamo roncisvalle che il giorno prima non era che un sempice paesupolo, ora invece la nostra agognata meta. scendiamo quasi di corsa per quegli ultimi km e entriamo nel monastero da un portone posteriore che ti si para davanti lungo il cammino così senza quasi che te ne accorgi, un passo prima c'era un ramo di un albero da spostare per passare, iun passo dopo la meta!
roncisvalle continua a essere un paesupolo, ma per noi è carico di significati, la nostra prima notte in un albergue (i rifugi dei pellegrini di cui il cammino è costellato dove per pochi euro se non gratis ricevi alloggio e alle volte anche un pasto caldo), la nostra prima vera sofferta meta e poi la benedizione del pellegrino, la sera alle 20.00 nella chiesa della collegiata prima di un buon sonno risoratore
il giorno dopo ci svegliamo prestissimo, un po' perchè la tappa è lunga, un po' perchè è una delle regole non dette del cammino, infatti nessun albergue ti da la possibilità di alzarti dopo le 8. la tappa passa inizialmente un bosco, dove abbiamo raccolto il bastone che ci ha accompagnati tutto il viaggio, poi alcune zone rurali e qualche paesino, tappa tranquilla quasi tutta in discesa ma io inizio ad avere problemi al ginocchio (tendiniti e vesciche sono all'ordine del giorno) e poi le nuvole ci hanno abbandonato lasciandoci il sole di luglio a scaldarci. così storditi, stanchi e disidratati arriviamo a larasoanna, paesino quasi disabitato dove dopo una doccia calda e un po' di relax andiamo al bar per una birra prima e per la cena dopo; ogni sera con meno di una decina di euro troviamo bar o albergue che ti danno il enù del pellegrino con un primo, un secondo con contorno, un dolce, pane acqua e vino. lauta ricompensa dopo le fatiche del giorno
e ancora una volta si riparte all'alba. fiancheggiamo la statale che due giorni prima avevamo passato in bus fino all'entrata in pamplona, da pellegrini è un'altra sensazione, traffico e asfalto ti spaventano quasi, e il rumore , la concitazione della gente non ti appartiene più, anche se entrare direttamente nella città vecchia dalle vecchie mura è stato molto emozionante. noi comunque abbiamo cercato di evitare le grandi città così abbiamo continuato per un'altra oretta sotto un sole cocente ancora di più per la presenza dell'asfalto, fino ad arrivare a un piccolo paesino alle porte di pamplona: cizur menor, dove abbiamo alloggiato in un albergue dell'ordine di malta dove vi erano dei materassi anche nella vicina e fresca chiesa, nessuno avrebbe dormito all'aperto!
il mio ginocchio dava ogni giorno di più problemi, la tappa successiva è stata forse tra le peggiori per i dolori, forse per la salita dell'alto del perdon o magari per la discesa successiva: un lungo canyon di sassi che ho dovuto scendere pianpiano e passo dopo passo, fitta dopo fitta. però il paesino era veramente un gioiellino: ciraqui, un paesello arroccato, dove siamo stati ospitati in un curatissimo albergue privato in cui ci hanno fatto una cena eccellente, poco dopo la messa nella vicina chiesa in cui sono dovuta stare sempre seduta con il ghiaccio sul ginocchio che prmai era gonfio come un pallone.
il giorno dopo mi sono decisa e ad estrella, una cittadina piuttosto grande dove ci siamo fermati per il bocadillo del pranzo, ho comprato ginocchiera e ibuprofene, così dopo una essermi drogata e con il ginocchio bionico siamo partiti....e che meraviglia!!finalmente potevo concentrarmi sul cammino e non sul dolore. subito dopo estrella una chicca: al monastero di irache c'era una fonte con due rubinetti, uno di acqua, l'altro di vino!! quindi riempita la borraccia ci incamminiamo verso la nostra meta della giornata: Villamajor de monjardin un paesino arroccato e sperdutissimo, dove l'albergue parrocchiale non eccelleva per pulizia e igiene, ma ci si accontenta durante il cammino basta una doccia calda e una buona cena!
ma forse la fatica o il caldo o quel letto un po' sgangherato hanno fatto sì che la tappa del giorno dopo fosse pesante e faticosa, lungo una interminabile strada bianca, sotto un sole a 40°...quindi prima vera battuta d'arresto nel nostro incedere, decidiamo di dimezzare i km fermandoci a torre del rio e progettiamo per il giorno dopo una tappa fatta da 20km di bus e 15km a piedi.per arrivare in tempo e sani dobbiamo scendere a compromessi e questo è stato il primo
quindi la tappa successiva inizia da logrono, grande città industriale ma con un parco stupendo, e finisce dopo poco a navarrete
siamo nella regione del rioja, d'ora in avanti intorno a noi solo sterminati vigneti e sole cocente, la noia prende il sopravvento e il caldo ti ammazza le gambe, inizia la parte più difficile del nostro viaggio, dobbiamo concentrarci e sapere quello che vogliamo per poi farlo. paesaggisticamente le tappe sono tutte uguali, ci fermiamo in paesini che non hanno nulla di particolare azofra, redecilla, espinosa del cammino,ages nomi su una sterminata cartina di campi e vigneti, a parte un piccolo bosco ristoratore vicino a san juan de ortega (uno dei luoghi suggestivi del cammino, legato al santo che con san domingo de la calzada rimisero in sesto la via jacobea con costruzione di ponti e strade) e a qualche altro piccolo ricordo degno di nota, come la chiesa scavata nella roccia a tosatos, ma qui quello che conta sono le persone, quelle che ci hanno ospitato (Rolando, Anja, Pepe) e quelle che con noi hanno camminato (i nostri cari amici francesi), amici del cammino che ricorderemo affettuosamente per sempre e non si sa mai magari una scapatina la si fa di nuovo
lasciando i verdi e infiniti vigneti andiamo incontro forse alla parte peggiore (ovviamente per me, c'è chi ama solo questa parte del cammino): il cammino del silenzio, le MESETAS, altipiani di circa 800m con clima agli estremi, forti escursioni termiche e intorno il nulla, solo campi di giallo grano, dove il sole si riflette e diventa ancora più forte.
ci fermiamo in piccoli paesini come tardajos (dove sono arrivata per miracolo, completamente disidratata e quasi sul puntio di svenire), hontanas (prima di arrivarci sembrava non arrivare mai, non la vedeva all'orizzonte eppure doveva essere a meno di 1km...una sensazione bruttissima finchè non ce la siamo trovati letteralmente sotto i piedi, in una conca tra altipiano e altipiano), boadilla del cammino (il nostro albergue aveva la piscina!!) e villalacazar de sirga (cittadina templare con una chiesa spettacolare), ma passiamo anche un grosso centro: burgos, di cui abbiamo saltato i 10kmdi zona industriale, arrivando con un autobus direttamente in centro sotto la statua del cid, a pochi metri dalla maestosa cattedrale che andiamo a visitare (uno dei pochi monumenti di cui ci regaliamo la visione) e che merita un plauso, in spagna non hanno grandi chiese, ma questa merita veramente; e anche una cittadina romana castrojeriz, poco dopo essere passati al convento di san anton, un vecchio monastero diroccato direttamente sulla strada, e prima dell'altura di mostelares che noi ci siamo fatti completamente sotto la pioggia.
purtoppo il tempo strinde e decidiamo di togliere un centinaio di km, circa 5 tappe, per poter arrivare a santiago in tempo per i nostri piani quindi dopo villalacazar de sirga passiamo in autobus dapprima a carrion de los condes, porta aperta verso la peggior meseta, dove per 17km non c'è nulla, se non qualche alberello isolato, per poi dirottarci sempre meccanizzati verso un'altra grande città: leon dove incontriamo due italiani che rimarranno con noi anche la tappa del giorno dopo fino a san martino del cammino, tappa noiosissima, così come quella successiva fino ad astorga, una lunga strada fatta ad hoc per i pellegrini a lato della statale, dove degno di nota è stato solo il paesino di hospital de obrigo, con il suo lungo ponte romano, e la piccola altura, il crucero de santo toribio, da cui si vede in lontananza la cattedrale della città.
dopo astorga finalmente il paesaggio cambia, non più piatto infatti, iniziano i montes de leon con le vette più alte che il pellegrino tocca durante tutto il cammino, poco più in là la galizia....
dopo astorga iniziamo quindi a salire. la prima tappa è rabanal del cammino, un piccolo paesino carino, ma niente di che, la tappa del giorno dopo invece è ricca di emozioni, partiamo prestissimo dopo un forte acquazzone notturno, e saliamo saliamo saliamo, passando paesini fantasma come foncebadon, saliamo ancora fino in cielo, fino alle nuvole, entriamo nelle nuvole e dopo...la cruz de hierro uno dei luoghi più suggestivi del cammino, niente di che solo un lungo palo con una croce di ferro sopra, eretto forse dall'eremita guacelmo, ai piedi del quale ogni pellegrino pone una piccola pietra, ormai si è formata una montagnola e oltre alle pietre ci puoi trovare di tutto: foto, calzini, scarpe...subito dopo si inzia a scendere, passiamo edi paesini incantevoli come el acebo, ma ci fermiamo a molinaseca, una cittadella piuttosto turistica, ma veramente tenuta bene piena di fiori e con un meraviglioso ruscelletto che passa in centro città
ma la giornata è stata dura e il giorno dopo il nostro corpo richiede un po' di pausa, quindi tappa non esagerata, si passa per ponferrada, dove c'è il castello templare meglio tenuto che purtroppo abbiamo visto solo da fuori perchè chiuso, fino al nostro solito paesino cacabelos, dove dormiamo in un albergue le cui camere sono nel vecchio chiostro della chiesa del paese, piccola stanze messe a mò di trenino.
recuperate le forze partiamo per una tappa piuttosto lunga attraverso dolci colline e piccoli paesini sperduti tra cui villafranca del bierzo, città nata e cresciuta grazie al cammino e dove si trova la porta del perdon, passando sotto la quale i pellegrini moribondi che non riuscivano ad arrivare a santiago ottenvano l'indulgenza; il paesaggio è gradevole e in un battibaleno arriviamo a vega de valcarce, porta sulle fatiche del domani, si trova infatti ai piedi della salita che porta a un altro dei luoghi emblematici del cammino.
la mattina dopo quindi lasciamo gli zaini, che ci verranno recapitati direttamente alla fine della salita, nel paesino magico che aneliamo salendo: o cebreiro, paesello celtico avvolto nella nebbia, che raggiungiamo dopo ore sotto una pioggerellina incessante e dopo aver passato il confine della galizia. ma non ci basta, dopo un tè caldo, ripartiamo e dopo due alti (alto de san roque 1270m e alto do poyo 1313m) sotto una pioggia fatta più forte e un potente vento gelido(e siamo a ferragosto!), arriviamo a fonfria, 2 case, 4 stalle e il nostro albergue con annesso ristorante in pieno stile celtico dove ci riscaldiamo e ci rifocilliamo
la mattina dopo con 4°C ripartiamo in discesa, attraverso sentierini verdi con una vegetazione rigogliosa passando per triacastela che ho menzionato all'inizio del racconto e arrivando in un paesino ancora più sperduto calvor, dove però la gente del luogo ci ha accolto con calore;
e poi ancora lungo sentieri verdi e sempre più rigogliosi, pieni di alberi che ci ostacolano il cammino, boschi di eucalipti fermandoci in piccoli centri, ferreiros, hospital de la cruz, casanova, arzua, passando per centri più grossi portomarin, un importante centro medioevale, con un invaso artificiale da dove spuntano le vecchie case del paese che è stato completamente ricostruito poco sopra, palais de rey, penultima tappa secondo il codex calixtinus la prima guida del cammino scritta nel 1139 da picaud, e melide.
la natura è incredibile, i km sono pochissimi ormai, ma la magia sta pian piano scomparendo, infatti moltissimi partano da qui a poco più di 100km da santiago per poter ricevere così il "diplomino" del cammino, ci si trova quindi una marea di persone che non hanno sofferto per quasi un mese e prendono questo cammino solo come una vacanza un po' più rustica, la tappa diventa una corsa al posto letto perchè inoltre la galizia scarseggia di albergue e quasi manca il cammino del silenzio, molto più noioso, ma anche molto più magico...
e in questo mi scuglio di emozioni positive e negative arriviamo ad arca o pino, l'ultimo nostro albergue, molto grande e pieno di gente, dove s'incontrano amici vecchi e nuovi, si riflette insieme davanti a un piatto di pasta cucinato nella cucina dell'albergue, arrivare diretamente a santiago o fermarsi prima al monte del gozo da cui si da un'occhiata alla gioia del domani (non per niente gozo significa gioia)? è una giornata di addii, di ultime risate, di ricordi e perchè no di rimpianti
noi decidiamo di partire prestissimo per arrivare all'alba sul monte del gozo e nella prima mattina a santiago nella praza do obradoiro; alle 4 siamo già in cammino, al buio della notte passiamo un bosco di eucalipti, non vi nego che è stato piuttosto spaventoso, e poi siamo usciti sulla strada asfaltata che ci è stata fedele per quasi tutto il cammino, abbiamo passato alcuni paesini e raso raso all'aereoporto ma non vedevamo niente davanti a noi c'erano delle luci dietro un monte, le luci della nostra meta, le luci della fine delle nostre fatiche: santiago!
ma non è tutto oro quello che luccica, arrivati sull'ultima altura ci aspettavamo di vedere svettare la cattedrale, ma in realtà ci siamo trovati solo la parte industriale della città, l'abbiamo passata tutta e siamo entrati nella città vecchia dopo un tuffo nell'asfalto e nel traffico a cui non eravamo più abituati, arrivando alla cattedrale da dietro, esausti e non contenti come speravamo, certo avevamo terminato il nostro lungo viaggio, ma come ogni obiettivo raggiunto ci è rimasto un senso di vuoto, di malinconia che non possiamo far altro che coprire con un mucchio di fotografie e ricordi.
abbiamo alloggiato a pochi passi dalla cattedrale e lasciato lo zaino ci siamo mescolati al marasma di turisti che invadeva la città, abbiamo fatto shopping di fregnacce per noi e i nostri parenti, siamo andati a messa ad ascoltare il nome dei pellegrini arrivati in giornata, abbiamo mangiato un buon pulpo alla gallega con i pochi amici pellegrini che abbiamo incontrato. il giorno dopo abbiamo preso una corriera e siamo andati fino a fisterre o finisterrae, dove i pellegrini di una volta arrivavano, si lavavano, bruciavano gli abiti per purificarsi dalle fatiche e dai peccati e, raccogliendo una vieira (la conchiglia divenuta simbolo dei pellegrini verso santiago), ritornavano sui propri passi a casa. noi abbiamo fatto una buona mangiata di mariscos (crostacei) e poi siamo andati al faro a bruciare i nostri abiti, ci siamo girati abbiamo guardato avanti, abbiamo guardato quell'immensa distesa di mare, quell'infinito blu davanti a noi, abbiamo guardato il nostro futuro, con un'esperienza in più sulle spalle...anzi no sulle gambe...
spero che il mio lungo racconto vi abbia fatto venire almeno un po' di curiosità. tante sono le cose che ho dovuto tralasciare, ma d'altra parte il cammino è diverso per ognuno e questi non sono altro che ricordi.
grazie a mio marito che mi ha sopportato in quel mese, ha sopportato i miei dolori e le mie lamentele, ti amo amore mio, ogni giorno di più, quell'esperienza insieme ci ha legato indissolubilmente!