Opinione dettagliata di barbaraaa
barbaraaa(36)
Monza, Italia99%
In una giornata in giro per le vie di Matera, ci siamo imbattuti in un museo inaspettato: percorrendo via Buozzi, cuore della zona dei Sassi, ci trovammo, all'inizio dell’itinerario tracciato sulla cartina che ci era stata data dall’Ufficio Turistico, in una piazzetta, in cui spiccavano gli stendardi e le indicazioni del Museo della Tortura.
Non trovammo indicazioni particolari sulla mia guida Touring, se non un rigo di accenno, ma la pubblicità così evidente ci convinse a cercarlo per una visita, visto che sulla cartina sembrava non molto distante dal punto in cui ci trovavamo.
Non avevamo fatto però i conti con le scale: un'infinità di scalini congiunge il punto da cui siamo partiti a via S. Rocco 147, ov'è ubicato il Museo della Tortura.
Il dislivello tra i due punti è tale che le scale da salire sono proprio taaaaaaaante...
Per di più le scale hanno un'altezza adatta a David Gnomo, quindi sono almeno il quadruplo di quante ne occorrerebbero se avessero dimensioni più normali.
Se poi si becca una giornata con un bellissimo sole di mezzogiorno (come quella in cui ci trovammo noi) c'è da mettere in conto un'attività fisica degna di una lezione di step e altrettanto sudore.
Se nonostante questo si decide di andare (e noi proseguivamo per ignoranza, dato che non sapevamo quanto distante fosse il museo e, tanto valeva che avevamo fatto quella fatica, decidemmo di proseguire finché non l'avessimo trovato... ma io vi ho avvisati!!!), lo spettacolo di cui si può godere è di quelli da rimanere senza fiato e con le budella aggrovigliate (per dirla alla Julia Roberts!).
Museo della Tortura e del Martirio9
Valutazioni
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Accessibilità
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Da vedere/da fare
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Rapporto qualità/prezzo
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Architettura
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Concetto
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Esposizione
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Rilevanza
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Al prezzo di 3 euro (ridotti a 2 per i militari - previa esibizione di tesserino - e a 1,50 per i bambini) si ha accesso ad una tipica abitazione dei Sassi di Matera composta da una grotta a più anfratti, ristrutturata al fine di ospitare la più grande collezione europea di strumenti di tortura: il massimo della fantasia umana (perversa e malata, ci aggiungerei!) applicata a quanto di più orrido si potesse infliggere ai tempi del Medioevo agli esseri umani più o meno colpevoli di qualche reato o malcostume.
Il tutto dettagliatamente descritto nei cartelli posti al lato di ogni strumento di tortura, che esplicano la funzione dell'oggetto non solo in italiano e in inglese, ma anche mediante disegni... affinché il visitatore lo capisca al volo!
E voglio vedere se dopo aver "ammirato" l'apposito cartello con il disegno di un uomo impalato, userò mai più in vita mia il termine "impalato" con tanta facilità, come di solito accadeva prima della macabra visione!!!
Gli strumenti più impensabili vanno dalla punizione per i bestemmiatori (una sorta di trombetta cui venivano legati i polsi del condannato con "bracciali" di ferro stretti... un bel po' più del dovuto!!!) alle più variegate idee per infliggere punizioni o morte ai condannati: dalla - banale in mezzo a cotanta fantasia - ghigliottina, al trucido taglio di testa mediante accetta o, peggio ancora, mediante martellamento.
Si scopre il significato dell'espressione "pubblica gogna" e il terribile oggetto da cui esso deriva: coloro che avevano commesso una colpa lieve, che non necessitava un'atroce morte come punizione (!!!), venivano agganciati con i polsi negli archetti superiori dello strumento e con le caviglie nei tondi inferiori, l'uno accanto all'altro e lasciati senza viveri e senza alcun comfort (altro che le moderne carceri!!!) in questa (comoda!) posizione in una piazza o in una via in cui i passanti erano autorizzati a sputare sui condannati, a prenderli a calci o a pugni e anche ad urinare loro addosso al fine di punirli per la colpa commessa.
Insomma... educativo come metodo!!!!
Sicuramente non se la passava assai meglio colui che veniva condannato ad essere chiuso in una gabbia esposta al pubblico e lasciato morire a causa della sua colpa (con, nel museo, tanto di scheletro in plastica a rappresentare la fine del condannato).
In confronto dover indossare la "maschera d'infamia", segnalante la presenza di una colpa da espiare, magari con al collo pure una bella "collana spinata", doveva essere una passeggiata.
Certamente meno doloroso per la propria testolina che avere a che fare con lo "schiacciatesta": il condannato poggiava testa e mento nella parte inferiore dello strumento (come dall'oculista, insomma!!!), e con un perno gigante la calotta superiore gli veniva agganciata ben bene alla testa... fino a farla esplodere...
La prossima volta che avrò mal di testa non mi lamenterò più dicendo che la testa mi esplode... altrimenti mi tornerà in mente questo aggeggio malefico!!!
Sicuramente non è nella sedia con punteruoli cui il condannato veniva "comodamente" legato con mani e piedi mediante gli appositi ganci che si può ritenere l'origine dell'agopuntura... più della sedia elettrica direi.
Sempre molto "perforante" penso che dovesse essere lo strumento che assomiglia ad un sarcofago nel quale però si entrava da vivi e si usciva un bel po' bucherellati!!!
A confronto la cintura di castità, che ho sempre ritenuto una grande crudeltà, doveva essere fastidiosa poco più di un attuale perizoma... e penso che chi la indossasse fosse ben contenta, visto i rischi che si correvano all'epoca: un tocco di manganello perforante o una seghettata di qualche parte del corpo quali eventuali punizioni suppongo fossero la migliore prevenzione all'infedeltà coniugale!!!
E che dire delle persone che si sentono basse? Non vi lamentate, per favore...
Pensate che nel Medioevo c'erano delle macchine che allungavano i condannati di 15-20 centimetri tirandoli da braccia e gambe e magari bucherellandoli pure un bel po'...
Peccato che questo causasse la morte nel giro di una mezz'oretta: l'ultima mezz'ora della propria vita se la facevano guardando il mondo da 20 centimetri più su rispetto al solito... spezzati, ma più alti!!!
La pena di morte era poca cosa per la mentalità dell'epoca, la stessa andava inflitta fra atroci sofferenze e disumani supplizi: l'impiccagione di Saddam Hussein? Poca roba rispetto a quello che subivano i condannati nel Medioevo, con appositi, cervellotici, strumenti di tortura.
E nei casi meno gravi un po' di solletico non faceva mai male... e non pensate alle coccole affettuose che fanno ridere... no, no: legato da mani e piedi su un piano verticale il condannato sottoposto alla tortura del "solletico spagnolo" veniva "massaggiato" con un rastrello gigante su tutto il corpo.
Mi fermo nella descrizione soltanto perché non ho altre foto che mi ricordino le immagini sconvolgenti che ho visto, ma tra spade, spadoni, accette e macchinari più folli della macchina del tempo, ne abbiamo potute osservare davvero di tutti i colori: al confronto le armi chimiche sono giochi da ragazzi!!!
Sinceramente consiglio la visita a questo museo soltanto se siete in compagnia di persone un po' fuori di testa come me e il mio fratellino... altrimenti ne uscirete veramente sconvolti.
Il mio stato d'animo variava dallo stravolgimento di fronte a tanta perversa e vendicativa fantasia meccanica, alla pena per quello che dovevano provare i condannati a queste atroci punizioni: santo cielo, fammi morire e basta... ma morire tra tanto ingegnoso dolore mi sembra una cattiveria inutile!!!
Fossi stata io una condannata del Medioevo non avrei fatto altro che aggravare la mia posizione, scappando come una disperata alla visione di uno di questi strumenti... chissà di conseguenza che cosa ci avrei "guadagnato"!!!
E poi si parla di torture cinesi... questi strumenti sono proprio da paura sia per chi ne "usufruiva" sulla propria persona, che per chi se li inventava: sicuramente un folle psicopatico!!!
E non voglio sapere neanche quali tipi di studi doveva aver condotto il giudice che decideva quale fosse lo strumento di tortura adatto al caso!!!!!!