Opinione dettagliata di barbaraaa
barbaraaa(36)
Monza, Italia96%
Voglia di un San Valentino intimo e particolare, voglia di sperimentare un posto nuovo e caratteristico, voglia di scoprire i luoghi in cui viviamo uscendo un po' dal tran-tran dei locali che frequentiamo abitualmente: avevo letto l'insegna pubblicitaria di un'osteria nel centro storico del mio paese e l'ho voluta provare.
Descrizione dell'esperienza: nella grotta di Betlemme senza bue e asinello!!!
Massafra è un paese sorto ai margini di due gravine di origine carsica, la Gravina di San Marco e la Gravina della Madonna della Scala.
Sin da tempi storici le grotte e gli anfratti naturali di questi territori erano abitati dagli indigeni, che nel burrone costituirono il primo nucleo urbano.
Un po' come i Sassi di Matera, le grotte massafresi sono state per decenni abitazioni rudimentali e povere, di contadini o povera gente, ma anche di maghi, stregoni e erboristi cui sono legati numerosissimi leggende e miti.
Ai piedi della Gravina San Marco sorge il castello di epoca angioina e qui intorno una serie di grotte erano abitate e animate ai tempi della dominazione straniera.
Tra queste le grotte in cui è stato ricavato l'odierno locale "Osteria Il Basilico", sito nel rione dei Santi Medici.
Il Basilico1
Valutazioni
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Accessibilità
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Da vedere/da fare
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Rapporto qualità/prezzo
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Atmosfera
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Cucina
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Servizio
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Raggiungere il locale non è complicato: basta parcheggiare nella strada abbastanza larga che scorre parallelamente alla Statale Appia e seguire le numerose indicazioni.
Si giunge ad una viuzza preceduta da scale (basse e larghe, tipiche di questo rione) su cui un cartellone illuminato da candele annuncia la presenza del locale.
Svoltando appena a destra si trova la porta d'accesso al posto.
Appena entrati l'atmosfera è stata positiva, quindi siamo rimasti: una grotta ristrutturata e rimodernata, ma con le originarie fattanze dei "muri", un camino, un braciere, la cameriera che ci ha accolti e accompagnati nella saletta contigua.
Anche qui l'aspetto tipico della grotta, con strumenti della vita agricola a decorazione delle pareti (una bilancia e una torcia quelli che ho riconosciuti... gli altri non ho idea di cosa fossero!), illuminazione con delle candele messe a muro (anche se nulla a che vedere con la "cenetta a lume di candela" pubblicizzata sul cartellone che preannunciava il locale!).
Pochissimi tavoli (uno da una decina di persone e altri quattro da quattro persone al massimo), sedie in paglia e un tubo che avrebbe dovuto immettere aria calda per riscaldare il posto.
E' vero che quasi nevicava, ma davvero il contributo dato da questa specie di stufa era irrilevante: alla fine della serata avevo le gambe paralizzate fino al ginocchio.
Un'osservazione ci è saltata alla testa appena abbiamo dato un'occhiata al menù: cosa significa il termine "osteria"???
Immaginavamo si trattasse di un ristorantino tipico con prodotti locali.
Invece c'erano le canoniche pizze (neanche tantissime in verità), antipasti, patatine e insalate.
Insomma una pizzeria in piena regola e nulla di più.
Il servizio è stato effettuato da una donna (truccata in modo pesantissimo e davvero poco gradevole), forse straniera, e da un anziano vestito con tuta da ginnastica, passamontagna e orecchino in bella mostra.
Terribile.
E lentissimo. Considerato il numero di persone presenti (erano occupati soltanto i tavoli della saletta che ho descritto) abbiamo aspettato davvero tantissimo, sebbene avessimo anche prenotato.
Abbiamo ordinato degli antipasti della casa: verdure e mozzarelle, polpette e cozze... niente di eccezionale. Accompagnati da un pane senza meriti alcuni.
Io ero sazia quindi non ho preso la pizza. Ne ho assaggiato un pezzo di quella presa dalla mia dolce metà e, non so se fosse la particolare pizza scelta (Biancaneve con panna e prosciutto), ma i bordi restavano troppo secchi e croccanti, al punto da essere più simile a un cracker che ad una pizza.
Il tutto servito in (unica nota positiva!) piatti nella ceramica tipica della Valle d'Itria, con tanto di galletto a decorazione.
Con acqua e Coca-Cola abbiamo pagato 30 euro: prezzo contenuto anche se a fronte di un locale davvero negativo per i nostri gusti.
Avevo letto recensioni discordanti su questo posto: da chi parlava di un ritorno al rustico e al "selvaggio" modello Indiana Jones, a chi si lamentava dell'umidità del posto e non lo decantava particolarmente.
Sono tra i delusi: l'ambiente non ha conservato quasi per nulla il fascino delle grotte a causa dell'intonaco graffiato bianco che è stato messo a pittura delle pareti. Sembra di entrare in un garage di pessimo gusto.
Il servizio è deludente, la cortesia e la disponibilità al cliente totalmente inesistenti.
E un'ultima nota dolente: il bagno è fuori dal locale.
Già questa è una cosa che odio mortalmente, soprattutto in inverno, ma quando siamo arrivati in questo posto, l'aspetto della questione sembrava quasi sopportabile: la porticina con le icone denotanti la toilette era accanto alla porta di ingresso, quindi piccolo tragitto, piccolo danno!
Ma aperta la porta in questione, ho dovuto salire non una, ma ben due rampe di scale per arrivare al primo piano, scoprire un pianerottolo in cui c'era un bancone con tanto di lavandino (a mo' di bar) e su cui affacciava un'altra saletta con tavoli e sedie e la porta di accesso ad una terrazza forse utilizzata durante la stagione estiva. E per finire la porticina del bagno.
Unico per entrambi i sessi. E terribilmente brutto e dismesso, malgrado il locale sia di recentissima apertura.
Conclusione? Evitate.
Se proprio vi trovate in zona ci sono locali davvero più belli. Questo è troppo NEGATIVO.