ssabbiaa
civitavecchia, Italia98%
Ormai straniera nella mia città, sono finalmente riuscita a provare un ristorante che non è proprio nuovo, (esiste dal 1964!!!), ma è sempre talmente pieno che in tanti anni, non sono mai riuscita ad entrarci.
Ammetto anche che il suo aspetto esteriore non mi affascinava più di tanto, proprio non riuscivo a collegare gli splendidi commenti in circolazione, con quello che vedevo all'esterno.
Si trova lungo l'Aurelia, verso nord, tra una caserma dell'Esercito e il supercarcere, di fronte al pittoresco Quartiere Aurelia, un ex quartiere operaio di cui valeva pena parlarne a parte, visto che è gemello di un villaggio in Romagna ed ha una storia affascinante, ma purtroppo lo stanno distruggendo per costruire palazzi alveari, quindi sorvolo.
La posizione del ristorante non spaventi, è a ridosso della strada, ma è provvisto di ampio parcheggio sul retro.
Il locale è molto grande, ha anche una sala per banchetti e una veranda, ma...diciamo che l'interno si accorda con l'esterno, nonostante un restyling limitato alla zona forno, quello che si vede è un locale spartano, con sedie basic, tovaglie di carta, suppellettili diciamo in arte povera, quadri di bufali e pastorali.....il 1964 non è molto lontano, dal di dentro.
La conduzione è famigliare, il fondatore era in effetti un marchigiano, e la cucina, comunque non banale, ma anzi particolare, è di ispirazione transregionale: marchigiana ma anche un po' toscana e civitavecchiese.
I clienti amano soprattutto le sue grigliate di carne, di diverso tipo, ovino/bovino/suino, e tra i tagli bovini c'è anche la bistecca danese e la irlandese e il bisonte canadese.
Per i primi la fantasia non manca, e contraddice l'aspetto da trattoria famigliare che dà il locale, vi faccio qualche esempio: pizzicotti di ricotta e spinaci con riduzione di basilico e pomodorini, o i paccheri con cicoria, taleggio e pancetta croccante, e molto altro ancora, al tartufo, al lardo di Colonnata, ma anche vongole e bottarga, passando per il pesce, e rimanendo sull'argomento, visto che comunque siamo a Civitavecchia, è possibile mangiare anche pesce fresco, secondo il pescato della giornata.
Per gli antipasti ho visto passare un tagliere di affettati e gnocchi fritti che era davvero molto bello da vedere, e poi ci sono i fritti tipici laziali, la pancetta al finocchietto marchigiana o classiche bruschette e affettati.
La pizza è un capitolo a parte, perché per quanti si appassionano alle grigliate del Marchigiano, esistono altrettanti canzonieri della pizza di questo ristorante, ed io, essendo sposata con un pizzologo di fama locale, non potevo non portarci il marito.
Il segreto di questa pizza è la lievitazione della pasta: ben 72 ore.
Inoltre è di notevoli dimensioni e parecchio parecchio guarnita.
(a proposito di condimenti: la variante della pizza alla civitavecchiese è ricca in aglio, prezzemolo e peperoncino, per stomaci forti)
La lievitazione lunga, o doppia è l'unico modo per renderla digeribile, ovviamente ora è un fatto noto, e molte pizzerie si stanno adeguando, ma ancora è facile incappare in una pizza che fa passare la notte in bianco per la sete o i bruciori di stomaco (certo è un discorso relativo a chi ha 40 anni e più), comunque oltre la digeribilità, la lunga lievitazione dona un sapore diverso, una croccantezza accentuata, anche il profumo è diverso.
Noi abbiamo preso una contadina (al prosciutto crudo), e una capricciosa, entrambe molto condite, la capricciosa aveva un vero carciofino tagliato a spicchi e commestibile, invece dei soliti carciofini di cartone che capitano sulle capricciose.
Se posso segnalare un difetto è il centro, il condimento esagerato bagna troppo il centro della pizza, ma non è cruda, intendiamoci, però se si riuscisse a ovviare al problema....
Nessuno dei due è riuscito a finire la pizza, e nel caso di mio marito, si tratta evidentemente di un evento eccezionale, perché non è che un supplì e un fiore di zucca per antipasto, lo abbiano mai fermato prima!
Ci hanno proposto anche dei dolci, fatti da loro e parecchio accattivanti, ma il fisico non è più quello di prima, per cui abbiamo declinato, mi ricordo un semifreddo al pistacchio, un flan al cioccolato bianco e frutti di bosco e altre squisitezze.
Dunque tutto questo più 2 cole, una bottiglia d'acqua e 2 caffè: 32 euro.
Il ristorante è aperto anche a pranzo, ed è sempre pieno, però il servizio è rapido, quindi con un po' di pazienza, un tavolo c'è sempre.
Tra i suoi frequentatori può anche capitare qualche celebrità, accanto a noi, per esempio, c'era un famoso stilista con tutta la sua corte...
Nella zona, secondo me è senz'altro il migliore, ce ne sono molti altri nascosti tra le pinete, gli eucalipti, sulle spiagge....
Peccato l'ambient, so che di giorno è convenzionato come mensa per diverse aziende vicine, la rapidità del servizio deriverà da questo allenamento, e forse anche lo stile.
Il marito vuole tornare, deve assaggiare ancora un paio di cose.