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Alla fine della guerra Salvatore Turrisi tornò alla natia Castelmola, e, deposta la divisa da Carabiniere, costruì un bazar in cui veniva venduto ogni genere di oggetto: dai pupi siciliani alle mandorle, dal vino agli scanni.
Il Cavalier Turrisi, grande donnaiolo, riceveva aiuto nel procurarsi oggetti e cianfrusaglie da vendere soprattutto dai suoi ex colleghi di Taormina, ma la sua attività commerciale era molto mal vista dai compaesani.
Il bar iniziò a divenire così frequentato dai turisti
[di più]Alla fine della guerra Salvatore Turrisi tornò alla natia Castelmola, e, deposta la divisa da Carabiniere, costruì un bazar in cui veniva venduto ogni genere di oggetto: dai pupi siciliani alle mandorle, dal vino agli scanni.
Il Cavalier Turrisi, grande donnaiolo, riceveva aiuto nel procurarsi oggetti e cianfrusaglie da vendere soprattutto dai suoi ex colleghi di Taormina, ma la sua attività commerciale era molto mal vista dai compaesani.
Il bar iniziò a divenire così frequentato dai turisti di Taormina e la sua fama cresceva di giorno in giorno, al punto che lo stesso veniva citato da varie riviste già nel 1958.
Al fondatore subentrò suo figlio Peppino che apportò notevoli cambiamenti al bar, dedicando lo stesso al simbolo fallico: tutto in questo bar ha questa forma, dai souvenir più introvabili, sino agli specchi del bagno e al rubinetto del lavandino, dalle magliette delle cameriere, alle tovagliette con il menù ai tavoli.
L'iniziativa non fu vista di buon occhio dagli abitanti di Castelmola, ma il tutto veniva ricondotto, dall'ideatore, al dio Priapo che, nell'antico mondo greco, era rappresentante di fertilità e fecondità, oltre che di vita e fortuna.
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