Opinione dettagliata di luplay
luplay(50)
porto recanati, Italia100%
Nel cielo sopra Berlino l’Omero di Wim Wenders cerca disperatamente nel nulla Potsdamer Platz e così non è un caso molti nomi noti dell’architettura moderna mondiale hanno lasciato il loro segno a Potsdamer Platz. Sono davvero molti e per citarne alcuni si va dal connazionale Renzo Piano a cui fu attribuita la progettazione urbanistica complessiva e la supervisione artistica dell’intero complesso di Potsdamer Platz all’inglese Richard Rogers, principale collaboratore di Renzo Piano, dal giapponese Isozaki Arata al tedesco-canadese Helmut Jahn con il suo Sony Center incredibilmente realizzato dovendo rappresentare dall’esterno il monte Fuji.
Potsdamer Platz per Berlino non e' una piazza qualsiasi.
Negli anni 20 Potsdamer Platz era il fulcro della capitale più vivace e moderna d'Europa. Nella stessa piazza insistevano: ambienti culturali nei caffè letterari molto frequentati, gli alberghi ed i negozi più trendy ed i cabaret dove il movimento gay si stava già facendo strada. La piazza, terminale delle più importanti linee ferroviarie internazionali, attraversata da circa 600 tram al giorno, era il luogo più trafficato d’Europa. Per questo nella piazza fu istallato negli anni venti il primo semaforo del mondo. Il semaforo installato dalla Siemens era regolato da un agente di polizia che sedeva in una piccola cabina in una torretta e regolava l’andamento del traffico fino alla completa automatizzazione dell’impianto.
Nel 1945 i bombardamenti radono al suolo quasi interamente il quartiere attorno a Potsdamer Platz. Al termine della seconda guerra mondiale a Potsdamer Platz comincia a crescere l’erba. Passano gli anni e la piazza diventò il simbolo della devastazione e la sua immagine raccontava al mondo il destino di un paese tagliato in due.
I primi valichi alla distruzione del muro si aprono proprio ' a Potsdamer Platz e quando Berlino diventa la nuova capitale della Germania riunificata appare evidente come la piazza possa costituire il simbolo della rinascita della città.
Così nel 1991 venne indetto il concorso di idee per la ristrutturazione della piazza al quale furono invitati 16 studi internazionale di architettura. Si trattava di sistemare un’area di 68.000 mq e la progettazione urbanistica complessiva e la supervisione artistica dell’intero complesso fu assegnata a Renzo Piano, che si avvalse della collaborazione degli architetti sopra indicati per le singole opere.
"Ci vogliono cinquecento anni per fare una città - ha detto recentemente Renzo Piano - e cinquanta per fare un quartiere. A noi hanno chiesto di costruire una bella fetta di Berlino in cinque anni".
I tedeschi però non andarono per il sottile: con quattromila addetti, quattromila miliardi di vecchie lire sono riusciti nell’intento di ridare una nuova vita all’area acquistata dalla Daimler Benz.
Non tutti apprezzano il risultato finale e molti critici hanno ferocemente attaccato la nuova realizzazione.
I gusti sono gusti, ma una cosa è certa: Renzo Piano ed i suoi colleghi sono riusciti a rivitalizzare in pieno l’area e farla tornare ai fasti degli anni venti dello scorso secolo. Infatti, le nuove realizzazioni di Potsdamer Platz hanno creato il maggior Urban Entertainment Center d’Europa per effetto delle innumerevoli occasioni di intrattenimento presenti, distribuite tra cinema, musica, ristoranti, sale giochi e negozi.
Prima dell’intervento la piazza era il simbolo della desolazione e dell’abbandono. Ora è il simbolo della modernità e del divertimento.
La piazza tanto decantata da Filippo Tommaso Marinetti, come sarebbe ora considerata dall’autore del manifesto del futurismo?
Difficile da dirsi, non rimane altro che farsi una propria idea unendovi alle migliaia di turisti che quotidianamente visitano la piazza.
Potsdamer Platz9