Opinione dettagliata di paulex
Al termine della lunga esplorazione del Borneo, terminata con una settimana di mare nel bellissimo arcipelago di Sipadan (v. opinione su Pom Pom Island resort), siamo sulla via del ritorno.
Però, siccome sulla costa del Borneo c’è il mitico staterello del Brunei, che ci aveva sempre incuriosito, anziché puntare dritti a Kuala Lumpur, facciamo rotta verso il sultanato di Brunei Darussalam.
Partiamo al mattino dall’isoletta di Pom Pom, salutati sul pontile da tutto il personale del villaggio, e il motoscafo, doppiata Gaya Island (il cui nome è uguale all’altra isola di fronte a Kota Kinabalu), punta veloce su Semporna. Da Semporna, dopo circa un’ora di pulmino, arriviamo al graziosissimo aeroporto di Tawau, molto caratteristico perché è in gran parte open-air, comprese le sale d’aspetto prima degli imbarchi.
Migliaia di uccelli fanno un chiasso incredibile sulla fitta vegetazione che circonda l’aeroporto, le cui strutture luccicano sotto il sole tropicale.
Ci imbarchiamo su un volo della Malaysian per Keké (Kota Kinabalu), dove arriviamo che è già pomeriggio.
Da Keké, per il Brunei, ci sono diversi voli Malaysian, ma avevamo optato per la Royal Brunei, curiosi di metter piede su quegli aerei bianchi e gialli del sultanato, che, con quei colori, sembrano - se esistessero - aerei del Vaticano.
Saliamo quindi su un Airbus 320 della Royal Brunei, ma non abbiamo granché modo di apprezzare il comfort di bordo, perché il volo è molto breve.
Atterriamo nella capitale del Brunei, Bandar Seri Begawan, che è già sera.
Ritirati rapidamente i bagagli, prendiamo un taxi per il centro città.
Nello scegliere l’hotel di Bandar Seri Begawan, considerato che i prezzi in oriente sono mediamente assai più bassi che in Europa, avevamo in pratica l’alternativa tra tre 5 stelle: l’Empire, il Rizqun e lo Sheraton.
I primi due, che dalle foto sembravano assai più lussuosi dello Sheraton, avevano però lo svantaggio di non stare in centro: il primo sta al mare, il secondo nel lussuoso, periferico nuovo quartiere residenziale di BSB chiamato centrepoint.
Poiché l’intento era quello di visitare la capitale, nei tre giorni che ci eravamo ritagliati per il Brunei (di cui in pratica uno solo intero dalla mattina alla sera), abbiamo optato per lo Sheraton, e l’hotel ha corrisposto alle nostre aspettative.
Dalle cartine talvolta non ci si rende conto della lunghezza delle strade, ed i viali che separano l’hotel dalle attrazioni di una città sono talvolta imprevedibilmente lunghi.
Nel caso dello Sheraton Utama, invece, tutte le attrazioni di BSB sono ad una ragionevole “walking distance" dall’hotel, e, come ci ha consigliato di fare il suo direttore, abbiamo visitato la capitale del Brunei esclusivamente a piedi.
Arriviamo dunque con il taxi, a sera, all’hotel.
Avevo ritirato al bancomat dell’aeroporto un po’ di valuta locale, e pago con quella. Il tassista, di resto, mi dà dei dollari del Brunei e alcuni dollari di Singapore.
Temendo di essere imbrogliato, pretendo il resto tutto in valuta locale ed il tassista, con un’aria un po’ meravigliata, raspa nel suo portafogli e mi dà il resto in dollari del Brunei.
Mi dicono poi, nell’albergo, che in base ad un accordo tra il sultanato del Brunei e la città-stato di Singapore, in Brunei circolano indifferentemente le due monete, che hanno lo stesso valore, anzi, seppur di poco, il dollaro di Singapore vale di più.
Alla ricezione dell’hotel ci accoglie, in un perfetto italiano che fa sempre piacere sentire in posti così lontani, il Direttore, Alex Riva.
E’ uno svizzero del Canton Ticino, precisamente di Lugano.
Approfittiamo sia della sua cortesia che della sua linguamadre per farci raccontare un sacco di cose sul Brunei.
Ci racconta, con compiacimento tipicamente svizzero, come Bandar Seri Begawan sia una città assolutamente sicura, sia di giorno che di sera, merito della disciplina inflessibile tipica del luogo.
Mi sembra che anche qui, come in Malaysia, le pubbliche autorità siano estimatori-seguaci del principio di “massima libertà in economia e tolleranza zero in tema di ordine pubblico" della capofila Singapore, che desta in oriente grande ammirazione, tanto da ispirare addirittura il “nuovo corso" della Cina.
Dopo una lunga chiacchierata con il direttore, piuttosto stanchi del lungo viaggio, saliamo in stanza.
Radisson Brunei Darussalam10
Valutazioni
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Stanza
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Dimensioni
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Pulizia
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Equipaggiamento
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Stato della stanza
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Design della stanza
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Veduta
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La stanza assegnataci corrisponde a quella prenotata: non è di grandi dimensioni, ma è confortevole e ben arredata: l’affaccio è sul retro dell’hotel, ma la vista non è sgradevole poiché, a parte alcune strutture del complesso, non particolarmente interessanti, l’albergo è sovrastato da una collina con una fitta vegetazione, che consente la veduta del verde.
L’arredamento è elegante, tutto giocato sui toni del rosso e dell’arancio, l’attrezzatura è completa: cassaforte, frigobar, TV satellitare (senza programmi italiani), bollitore per tè-caffè ed altri complementi d’arredo.
Il bagno è ben disegnato e ben rifinito: completo della linea di prodotti per la doccia e l’igiene personale.
Il letto è matrimoniale, e di buone dimensioni.
Angolo-scrittoio, con collegamento internet veloce, e salotto.
A parte le dimensioni, non particolarmente generose, è quindi un’ottima stanza d’albergo, elegante e confortevole, corrispondente alle aspettative.
Un discorso a parte meritano gli standard della pulizia: negli hotel di lusso della quasi totalità dei paesi orientali (e lo Sheraton Utama conferma l’impressione) li ho trovati molto al disopra di quelli medi europei; ciò probabilmente è dovuto all’abbondanza del personale di servizio e alla ferrea disciplina a cui è avvezzo.
Una piacevole particolarità dello Sheraton Utama: ho trovato, sul comodino, un carnet di dépliants che comprendeva, oltre alle informazioni sulle attrazioni di Bandar Seri Begawan e sui luoghi di shopping, anche un utilissimo pieghevole, realizzato per l’hotel e destinato agli appassionati di footing e non solo, con i percorsi intorno all’albergo, dal più breve (la collina verde dietro l’hotel), ai più lunghi, con l’indicazione delle distanze, dei minuti di percorrenza alle varie andature e del grado di difficoltà.
C'era anche un grazioso "passaporto" con copertina in cartoncino rigido, con una pagina dedicata alle stampigliature dei vari ristoranti, per ottenere degli sconti.
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Attrezzatura dell'hotel
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Aspetto/Architettura
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Atmosfera nella reception
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Condizioni generali
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Reception/Organizzazione
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Personale (Cortesia/Servizio)
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Offerta strutture benessere
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La zona della reception ha un aspetto gradevole e assai curato: ampi rivestimenti in marmo, una hall non grandissima ma elegante, distributori di acqua e bevande fresche, utilissimi quando si rientra dalla calura esterna, e quadri alle pareti.
Lo Sheraton supplisce così a quello che è uno dei suoi handicap strutturali: la poca abbondanza di spazi.
Gli altri handicap riguardano i divieti generalizzati in tutto il sultanato. Da quello del fumo a quello delle bevande alcooliche.
L’hotel è perciò condizionato da questi limiti, ma l’ottima gestione fa in modo da farveli dimenticare.
Gli spazi comuni, pur se non abbondanti in termini di metri quadri, sono tuttavia confortevoli e molto accoglienti.
Il personale al banco della ricezione è cortese ed efficiente.
Le condizioni generali dell’hotel sono ottime.
Il bar ben fornito (per quanto può esserlo un bar senza alcoolici).
Per ciò che concerne la piscina, vale quanto detto sopra: pur essendo ben disegnata e ben tenuta, le dimensioni la penalizzano: è attorniata da eleganti e comodi divani con struttura a conchiglia di vimini e dai tavoli della parte all’aperto del ristorante; ne risulta un ambiente variopinto e ben rifinito, da “bomboniera", ma purtroppo privo di grandi spazi.
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Cibo e bevande
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Varietà culinaria
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Qualitá delle pietanze
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Offerta bevande
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Servizio
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La cucina merita un discorso a parte: nella capitale del Brunei ci sono alcuni ristoranti italiani, ma, per giudizio unanime dei media locali, la palma va allo chef dello Sheraton Utama, un simpatico giovane cuoco di Domodossola, Stefano Maccagno, ormai stabilmente impiantatosi in Brunei.
Una delle specialità del ristorante, la cui sezione pizzeria si chiama "Pizza Connection", che attira anche numerosi clienti esterni, è la pizza; e, dopo un mese e mezzo di cibo orientale, pur se ottimo, non mi sono fatto scappare l’occasione.
Il risultato è stato eccellente, una vera Napoli come piace a me (e come la fanno a Roma), bassa e ben cotta.
Non ho potuto fare a meno di fare i complimenti allo chef.
La migliore pizza mangiata fuori dell’Italia.
Mi ha spiegato della difficoltà di istruire buoni pizzaioli, di trovare le materie prime (la pasta è fatta in casa), di approvvigionarsi degli ingredienti adatti.
Ma il risultato è stato ottimo.
Abbiamo poi parlato a lungo di usi e costumi del Brunei e di quello che di interessante offriva la città.
Il breakfast è servito nel ristorante principale, ed è nello standard dei migliori hotel, pur senza raggiungere la ricchezza e la varietà riscontrati all’Hilton di Kuching e al Crowne Plaza di Kuala Lumpur.
La qualità dei lieviti potrebbe essere migliore.
Non mancano, tuttavia, tutti quegli ingredienti necessari a definire un’ottima composizione del breakfast, sia continental che american.
Buono il servizio ai tavoli.
Pur chiamandosi Tasek brasserie (birreria), della bionda bevanda, ovviamente, nemmeno l’ombra, né di alcun altro alcoolico.
Ma questa non è una colpa dell’hotel, ma delle leggi del sultanato, che interpretano il precetto islamico in modo assai restrittivo: i gestori dell’hotel devono dunque fare salti mortali, supplendo con la varietà della cucina all’impossibilità di innaffiare qualunque piatto con un calice di vino o di birra.
C’è da dire, peraltro, che nella penisola araba, patria e culla dell’Islam, tutti gli hotel frequentati da stranieri servono alcoolici, e solo in Brunei il precetto è così rigorosamente applicato.
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Locazione e circondario
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Posizione (città)
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Collegamento con i mezzi di trasporto
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Possibilità di shopping
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Posizione tranquilla
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La posizione dell’hotel, come già detto, è centralissima: già nella lunga chiacchierata con il direttore dell’hotel, Alex Riva, eravamo stati informati dell’inutilità di usare i taxi: l’hotel è a distanza piacevolmente percorribile a piedi da tutti i punti più caratteristici della città: il Royal Regalia building, quasi di fronte all’albergo, l’incredibile museo che raccoglie tutti i regali fatti al sultano, la pittoresca moschea di Omar Ali Saifuddien, il villaggio palafitticolo di Kampung Ayer, il BSB open market, pittoresco mercato all’aperto di alimentari, dove alcuni uomini muniti di bastoni cercano di tenere lontani i macachi che, dal fitto della vegetazione della collina che sovrasta il mercato, fanno rapidissime incursioni sui banchi della frutta, e dove siamo rimasti più di un’ora al riparo sotto l’ombrellone di un mercante di frutta, per aspettare che terminasse il furioso acquazzone tropicale che ci aveva sorpresi lì.
E’ vicino all’imbarcadero, allo Yayasan city center, il centralissimo shopping center dove è interessante fare una capatina, e alle altre attrattive del centro città, tutte racchiuse in un perimetro non estesissimo.
La posizione dell’hotel è anche molto tranquilla, considerato anche il bel polmone verde che ha alle spalle.
Un hotel, quindi, molto curato, fondamentalmente accogliente e centrale, ma anche l’unico di alto livello, se non volete andare a soggiornare fuori del centro.
Per la stanza doppia abbiamo pagato, in due, 78 euro a notte, compreso il degnissimo breakfast,
La cena (primo secondo e dessert, più bevande, ahimè, rigorosamente analcoliche) ci è venuta a costare, nelle due sere che abbiamo mangiato in hotel, 35 euro in due, più o meno quello che abbiamo speso per il pranzo, consumato in un ottimo ristorante sull’imbarcadero, sulla riva del fiume Brunei.