Opinione dettagliata di remolabarca3
Ci tenevo ad effettuare il tour di capodanno in Polonia, anche perché l'itinerario avrebbe previsto la visita del campo di concentramento di Auschwitz, situato quasi a metà strada fra Cracovia e Czestochowa in località Oswiecim.
Un luogo che a me ha fatto molta impressione, visto che l'olocausto è stato uno degli eventi più drammatici della storia dell'umanità. Qui c'è stata quella che è definita la "soluzione finale del problema ebraico", derivante dalla persecuzione del popolo ebreo attuata dalle leggi razziali di Hitler degli anni 30. Il mio compagno di viaggio già sapeva abbastanza di queste tristi vicende, perché si ricordava ciò che aveva studiato sui libri di storia a scuola, quindi prima di arrivare qui abbiamo trattato l'argomento, seppure a grandi linee.
La visita si è svolta la mattina del 30 dicembre, quando siamo partiti con il pullman dall'albergo Park Inn di Cracovia per raggiungere questo posto. Eravamo attesi dalla guida locale, una ragazza polacca che ci ha dato le spiegazioni dettagliate, che abbiamo ascoltato tramite l'auricolare, il cui prezzo per l'uso era già compreso nella quota del viaggio organizzato da Caldana International.
Il pullman dopo essere arrivato, si è fermato nel parcheggio esterno del campo e all'ingresso abbiamo preso questi auricolari ed abbiamo così iniziato questa nostra visita, dopo che la nostra accompagnatrice ci ha fatto incontrare con la guida.
Auschwitz-Birkenau10
Valutazioni
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Accessibilità
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Da vedere/da fare
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Rapporto qualità/prezzo
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Architettura
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Concetto
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Esposizione
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Rilevanza
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Occorre dire che il campo di concentramento, dal 1979, è stato proclamato patrimonio dell'umanità dell'UNESCO e credo che spiegarne le motivazioni sia superfluo, perché sono facilmente intuibili da tutti. Questo posto è stato anche oggetto di visita da parte del Santo Padre Giovanni Paolo II, che ha reso omaggio alle vittime. L'evento risale al 1979, un anno dopo in cui egli divenne papa.
Dal lontano giugno del 1940, il campo fu reso operativo in tutto e per tutto e vi furono condotti non solo gli ebrei, ma anche polacchi e prigionieri di guerra e molte persone provenienti dall'Unione Sovietica.
Questo complesso di Auschwitz è diviso in varie baracche, chiamate block, tutti numerati come è riportato in ciascuna entrata.
All'ingresso possiamo trovare la scritta in tedesco Arbet Mach Frei, che in italiano vorrebbe dire "il lavoro rende liberi". A tal proposito la guida locale ci ha detto che fra gli ebrei che venivano deportati qui, venivano scelti quelli da avviare al lavoro, mentre tutti gli altri erano destinati a morte certa, nelle camere a gas. Questo argomento mi ha toccato molto, visto e considerato che alcune persone, per sfuggire a questo tipo di morte, preferivano suicidarsi attraverso il filo spinato che funzionava da recinto al campo di sterminio stesso.
La scritta del lavoro che rende liberi non rispecchiava per nulla la triste realtà di tale luogo e la guida ce lo ha evidenziato molto bene.
C'erano delle ferree regole da queste parti, ossia i continui appelli in cortile, che potevano durare anche moltissime ore e se qualcuno fosse mancato, sarebbe stato sottoposto a delle punizioni.
Le condizioni di vita nelle baracche non erano certo umane, perché si dormiva in camere spesso sovraffollate e molti morivano soffocati. Tutto questo ce l'ha detto la guida quando ci ha portato a vederle ed anche questa informazione mi ha molto colpito.
L'obbligo del lavoro per i prigionieri era di almeno 10 ore al giorno, a parte la domenica, che dovevano invece provvedere alla pulizia e manutenzione del complesso.
Nelle varie sale delle baracche abbiamo visto numerose testimonianze di ciò, addirittura anche dei resti umani degli ebrei ed ho rabbrividito soltanto a vederli, provando diverse sensazioni.
In un'altra sala abbiamo visitato quattro celle di questo campo, veramente piccole e dove ci stavano anche fino a 40 persone, incredibile ma vero.
Nella baracca successiva, abbiamo invece visto una serie di foto degli ebrei portati qui, nonché tutte le varie fasi della deportazione, fatta tramite i treni, anche questi non certo al massimo.
Occorre ricordare che in questo campo di concentramento c'è stato anche il celebre scrittore Primo Levi, che ha pubblicato il noto libro Se questo è un uomo, opera che ho avuto modo di leggere e che descrive in maniera molto dettagliata le condizioni di vita in questo campo. Nel caso non l'abbiate letto, questa può essere l'occasione per poterlo fare.
Da questa visita ho potuto capire cosa sia stato veramente l'olocausto e perché poi si continui a ripetere a tutt'oggi che certe cose non debbano più accadere.
Credo sia utile studiare tutto questo dai libri di storia, ma vedere dal vivo un campo di concentramento come questo è un'esperienza diretta che trasmette varie sensazioni, come a me è successo. La visita è stata proficua sotto molti punti di vista.
Quel giorno faceva abbastanza freddo ed ha anche nevicato un po', però senza imbiancare e non ho potuto vedere la coltre bianca in questo campo, come potevo pensare prima di partire per il viaggio in Polonia.
Usciti da qui, ci siamo recati all'altro campo, quello di Birkeanu, che venne messo in operatività dal 1941 e dove vi hanno trovato la morte più di un milione di persone. Inizialmente era previsto che qui si dovevano portare i prigionieri di guerra provenienti dalla Russia.
Qui abbiamo potuto vedere i binari dove passavano i treni e poi alcune baracche, poste non lontano dai binari stessi. Anche qui la guida è stata molto brava a spiegare tutte le vicende di questo campo, che io riporto in questa opinione come informazioni. Dico che anche lei, mentre spiegava il tutto, provava un senso di tristezza e dispiacere, che ha trasmesso a tutti noi del gruppo di viaggio.
Di sicuro è stata per me un'esperienza nuova, per meglio rendermi conto di ciò che la mente umana ha potuto concepire ed anche tutte le vittime che da queste parti hanno trovato la morte, solo perché erano ebrei, ma anche persone di altre nazionalità.
Ritengo che se si fa un viaggio in Polonia, questa deve essere una tappa obbligata, a prescindere dalle città che si visitano prima e dopo; spesso in un tour organizzato, il complesso viene inserito nell'itinerario che da Cracovia, passando per Czestochowa, porta fino a Varsavia e Danzica.
Se volete dunque approfondire l'argomento, consiglio una visita ad Auschwitz e ad acquistare in loco una guida in lingua italiana, come ho fatto io, per leggere tutte le informazioni dettagliate, io ho solo riportato una sintesi della mia esperienza personale su questo luogo davvero particolare. Di certo una visita che mi rimarrà impressa per molto tempo nella mia mente, nella quale tuttora scorrono le immagini, anche in relazione alle foto che ho scattato.
Buona visita a tutti.