Opinione dettagliata di robellac
robellac(71)
San Giovanni Valdarno, Italia99%
A metà marzo dello scorso anno ero a Cracovia ed ero molto indeciso se fosse il caso di visitare il campo di sterminio nazista di Auschwitz. Tanti anni prima, ero rimasto così commosso dalla visita al campo di Dachau, che pensavo di non ripetere più una simile esperienza.
Ricordo che durante quella visita eravamo accompagnati dalla guida, ma io non seguii il gruppo di cui facevo parte; rimasi addietro e camminavo in religioso silenzio, riflettendo sul perché di tanta ferocia. Calpestare quella terra, dove la barbarie nazista aveva commesso tante atrocità, mi riempiva di dolore e non ero in grado di ascoltare; quei luoghi parlavano da soli. Non scattai nemmeno una foto, immaginavo quei tanti innocenti come figure evanescenti che uscivano con il fumo da un camino e, scattare un fotogramma, mi sembrava quasi di arrecare loro offesa.
Dachau e Auschwitz rappresentano, nell'immaginario collettivo, il simbolo stesso dei campi di sterminio. Il campo di Dachau fu costruito prima di Auschwitz, anzi il primo fu preso a modello, apportando le opportune varianti, per realizzare il secondo ed industrializzare un genocidio di massa
In occasione del mio soggiorno a Cracovia, i miei compagni di viaggio desideravano andare ad Auschwitz, non per soddisfare una certa curiosità, ma quasi per un doveroso pellegrinaggio; perciò decisi, superate le iniziali perplessità, di unirmi a loro.
In occasione della mia visita ai campi di Auschwitz-Birkenau, in polacco Oswiecim, ce la feci a scattare qualche foto, ma solo per ricordare ciò che fu e che mai più dovrà essere. Fino a qualche giorno addietro, non avrei nemmeno pensato di scrivere questa opi, ma il 27 gennaio è stato celebrato il "Giorno della Memoria" che coincide con quella del giorno in cui, nel 1945, furono aperti i cancelli di quel campo da parte dell'esercito russo. Tante sono state le testimonianze al riguardo che, anch'io, ho ritenuto ricordare quell'esperienza di viaggio, perché credo che il silenzio non aiuta la vittima, ma l'aggressore.
Auschwitz-Birkenau10
Valutazioni
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Accessibilità
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Da vedere/da fare
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Rapporto qualità/prezzo
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Architettura
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Concetto
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Esposizione
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Rilevanza
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Presa la decisione di andare ad Auschwitz-Birkenau, prenotammo presso un'agenzia turistica di Cracovia l'escursione. Il mattino vennero a prenderci in hotel per portarci al luogo di raccolta dove ci attendeva un autobus che, insieme ad altre persone e in poco più di un'ora, ci avrebbe condotto ad Auschwitz.
La nostra prima visita fu al campo di Auschwitz, anche qui c'era una guida che ci avrebbe dovuto accompagnare, ma oltrepassato il tristemente famoso cancello sovrastato dalla scritta "Arbeit macht frei" (il lavoro rende liberi), io ed i miei compagni abbiamo preso l'iniziativa di effettuare la visita senza accompagnatore, salvo concordare l'ora di partenza per il campo di Birkenau (detto anche Auschwitz II).
Avevamo bisogno di stare in solitudine, camminare, osservare e riflettere. Pur non essendo mai stato ad Auschwitz, conoscevo quei luoghi per averli visti tante volte al cinema e TV, sapevo anche quanto mi avrebbe segnato ed insegnato questa esperienza, perché c'era il precedente di Dachau.
Quella fredda mattina polacca, il cielo era sereno, ma in alcune zone del campo era ancora accumulata la neve caduta qualche giorno prima. La mia mente immaginava quei luoghi affollati di prigionieri macilenti che, coperti da una casacca di tela e con un paio di zoccoli ai piedi, affondavano i piedi gelati nella neve. Non era raro il caso che, in quelle condizioni, qualcuno di loro cercasse di mettere fine ai propri giorni gettandosi contro quelle recinzioni di filo spinato, attraversato dalla corrente elettrica.
Quella mattina non c'era molto affollamento, comunque eravamo diverse centinaia di persone, però regnava un silenzio quasi assoluto; si udiva solo la voce sommessa delle guide che fornivano le loro spiegazioni tramite un microfono e trasmesse, ai visitatori del loro gruppo, tramite auricolare.
Non è facile descrivere le sensazioni che si provano vedendo quei cupi edifici in muratura, come è difficile descrivere l'angoscia nel vedere le foto di deportati trasformati in scheletri pelle ed ossa; oppure stanze piene di oggetti appartenuti ai prigionieri, quali scarpe, rasoi da barba, vestitini di bambini, occhiali, perfino capelli che venivano utilizzati per fare stoffe e che, quando fu liberato il campo, ne trovarono 8 tonnellate, già imballate e pronte per essere inviate in Germania.
Per noi è stato quasi impossibile sostare più di qualche minuto in ciascuno di questi luoghi, provavamo un senso di smarrimento di fronte a quella cupa atmosfera che, ancora oggi riesce ad evocare. Molte persone erano emozionate, ma come si può rimanere insensibili nell'osservare questi luoghi ove sono stati uccise quasi un milione mezzo di persone, senza alcun rispetto della dignità umana.
E poi le celle di punizione e quelle per esperimenti medici, i reticolati di filo spinato, le garitte di sorveglianza, il muro della morte davanti al quale avvenivano le fucilazioni e dove ora mani pietose depositano candele e decine di mazzi di fiori. Ma in questo primo campo del quale è impossibile descrivere tutto quanto abbiamo visto, un momento di particolare commozione è stato quando sono entrato nel fabbricato dove, fino al luglio 1943, avveniva lo sterminio dei prigionieri nelle camere a gas e che loro credevano docce. Dopo questa data furono abbandonate a favore delle più efficienti camere di Birkenau.
Lì, ho avvertito il freddo e l'odore della morte, sembrava quasi di essere tornato indietro nel tempo; sono uscito velocemente senza terminare la visita e, appena fuori, quando ho alzata la testa verso il cielo per respirare un'aria diversa, ho visto quel camino che come dice il poeta, ha portato nel vento il fumo del bambino morto con altri cento. Quel fumo che odorava di morte e che gli abitanti della città di Oswiecim, distante alcuni km., hanno respirato per anni.
Tristemente siamo usciti e ci siamo diretti con l'autobus verso il campo di Birkenau, distante poco più di un paio di Km.. Sul bus quasi nessuno parlava o commentava e, quando siamo scesi davanti a quest'altro campo, la prima cosa che mi ha colpito è stata la porta attraverso la quale passava il treno carico di deportati da tutta l'Europa. Sono ancora visibili le banchine dei marciapiedi ferroviari e il lungo binario che terminava nel campo, ma che per tante persone significò anche la fine della vita.
Questi treni trasportavano vagoni merci con 80/120 persone che avevano viaggiato per decine di giorni in pessime condizioni, la quasi totalità erano ebrei, ma c'erano anche oppositori politici, prigionieri polacchi e cechi, sacerdoti cristiani (in maggioranza cattolici, ma anche protestanti), testimoni di Geova, rom e sinti, asociali, omosessuali. Sui marciapiedi avveniva la selezione fra uomini, donne e bambini; mentre i non abili al lavoro venivano inviati direttamente alle camere a gas.
Nel campo ci sono ancora diversi capannoni ove alloggiavano i deportati e che i nazisti non fecero in tempo a distruggere, all'approssimarsi della loro disfatta, al solo scopo di nascondere le prove del genocidio perpetrato. Questi sono capannoni di legno, come i letti a castello su tre piani e su quei giacigli è facile immaginare come dovessero riposare i deportati. Un capannone era interamente adibito a latrine dove, un lunghissimo piano di cemento con centinaia di buche ed una accanto all'altra, era a disposizione (si fa per dire) dei prigionieri, senza nessun rispetto per la loro dignità.
Anche a Birkenau il silenzio regnava quasi assoluto, oserei dire fosse una scelta collettiva al riguardo della sacralità che questo luogo suscitava. C'era anche un museo, ma dopo una commovente mattinata passata in questi luoghi, io ed i miei amici non ce la siamo sentita di continuare oltre, nella visita.
Sul bus, al rientro a Cracovia, avevo nel cuore una profonda tristezza e ricordavo quella targa letta a Birkenau che ammoniva: "Grido di disperazione ed ammonimento sia per sempre questo luogo dove i nazisti uccisero circa un milione e mezzo di uomini, donne e bambini, principalmente ebrei, da vari paesi d'Europa. Auschwitz - Birkenau 1940 -1945". Ma questo ammonimento sarà ascoltato? Ancora oggi qualcuno dubita che tali fatti siano realmente accaduti e questo non lascia ben sperare per il futuro dell'umanità.
Per quanto mi riguarda, mai dimenticherò quel giorno... mai dimenticherò ciò che ho visto.... Era il 14 marzo 2009 e più di 64 anni erano trascorsi dal giorno dell'apertura dei cancelli di quei campi di sterminio.