Opinione dettagliata di polipakos
polipakos
Torino, Italia99%
L'isola dell'Asinara da anni è riserva naturale, sottoposta a rigidi vincoli paesaggistici e per quanto riguardo l'afflusso turistico. Le visite sono necessariamente guidate e seguono percorsi ben delimitati e devo dire che una volta tanto le regole vengono rispettate.
L'anno scorso, dopo molti anni, siamo tornati in quest'isola approffittando di un pacchetto all inclusive che prevedeva una gita di un giorno con partenza da stintino in catamarano, pranzo a bordo, possibilità di fare il bagno in alcune delle innumerevoli calette dell'isola e una breve visita guidata all'ex carcere di Fornelli, al centro di biologia marina, a Cala Reale, a Cala Sabina ed infine a Cala Oliva.
Come ben noto l'isola è sempre stata utilizzata come sede di diversi penitenziari e di colonie agricole penali e poco prima della sua chiusura il carcere di Fornelli ospitava alcuni tra i detenuti più pericolosi. Per questo motivo l'accesso all'isola è sempre stato regolamentato e a parte gli agenti di custodia, i carabinieri, la guardia forestale erano poschissime le persone che vi potevano sbarcare, figuriamoci poi soggiornarvi.
L'economia dell'isola, almeno sino all'istituzione del carcere di massima sicurezza, si basava sui prodotti agricoli derivanti dalle colonie penali e a detta di molti era perfettamente in equilibrio, anzi, il bilancio era in attivo. L'istituzione del carere di massima sicurezza impose dei costi aggiuntivi che alla fine portarono al fallimento tutto il sistema penitenziario dell'isola, almeno dal punto di vista economico.
Ma veniamo alla nostra gita. Ci imbarchiamo con altre 6 persone su un magnifico catamarano e partiamo al mattinmo presto verso l'Asinara. Lo skipper è un tipo simpatico, giovane e cordiale, e ci mette subito a nostro agio, aiutato in questo anche dal "mozzo", un ragazzo di 20 anni che diventerà il bersaglio delle rimostranze del capitano-skipper per ogni errore di manovra durante la traversata. Insomma un bel "teatrino" montato ad arte per noi turisti ma simpatico. Abbiamo la fortuna di trovare sin da subito il vento e immediatamente iniziamo ad andare a vela, sollecitati anche a dare una mano con le sartie e le manovre della randa e del fiocco. Siamo tutti molto eccitati e ci sentiamo ovviamente tutti dei Soldini e ormai pronti per l'America's Cup o la traversata in solitario dell'Atlantico. Fortunatamente nessuno soffre il mal di mare (e vi pare poco? Pensate a stare 8 ore in barca con qualcuno che vira dal pallido-emaciato al verde, con gli occhi fuori dalla testa e il ventre che sembra doversi svuotare di tutto il contenuto di una stiva di una nave bananiera e capirete cosa intendo). Ci fermiano per un breve tuffo in una piscina naturale dove il fondo a 10 metri sembra essere a portata di mano tanto l'acqua è cristallina. Risaliamo a bordo e via verso Cala Reale, posto predestinato per un altro bagno mentre l'equipaggio ci prepara una mega pasta con frutti di mare che riscuoterà un successo immediato da parte di tutti. Mi immergo e subito sono circondato da branchi di orate, salpe, saraghi. Ad appena 5-6 metri di profondità vedo anche una bellissima aragosta in tana e poco distante un polpo che sarà stato ad occhio e croce almeno di 2 Kg. Il mio istinto di pescatore subacqueo viene messo a dura prova, ma il non poter cacciare questa volta non mi pesa, è troppo bello quello che sto osservando.
Ci lanciamo quindi sulla pasta così proditoriamente preparata dal "mozzo" e al secondo piatto, innaffiato convenientemente da un'ottimo vermentino, il mondo sembra essere perfetto e sorriderci a tutto tondo. Due degli altri "commilitoni" di questa gita in barca sono due signori tedeschi che non sanno una parola di italiano, forse due di inglese, sicuramente nessuna di francese (ma nemmeno io conosco il francese per cui non è un problema), "Chiacchieriamo" ; comunque e ne approfitto per fargli presente che mi paiono un tantino "bianchi" per fare una gita in barca in una giornata soleggiata come quella che abbiamo la fortuna di avere. Riusciamo a capire che sono arrivati il giorno prima dritti dritti da un posto non meglio precisato della foresta nera (un paese che finiva con -au ma oltre non ricordo). Premetto che all'imbarco la loro pelle era color mozzarella freschissima, ora all'ora di pranzo è già virata verso un rosso carminio. Creme solari? Inutili la risposta. Il "capitano" li guarda con l'espressione di chi a fine giornata ha dovuto curare centinaia di grandi ustionati.
Molliamo nuovamente le ancore e iniziamo a costeggiare la costa sino a Cala Oliva, l'unico paese presente sull'isola, un tempo punto di arrivo e di smistamento dei detenuti. Il paese è completamente abbandonato ma tutto sommato è ancora in buone condizioni. Scendiamo a terra e abbiamo un'oretta di tempo per girare nei dintorni. Un cinghiale, tranquillissimo, attraversa la piazzetta guardandoci un pochettino scocciato e prosegue per la sua strada.
Giungiamo quindi a una casa, proprio sulla riva del mare, e qui ci viene spiegato che quella è la casa dove Falcone e Borsellino scrissero la requisitoria per il maxi-processo. In un attimo quella che è una giornata spensierata viene attraversata da un sottile dolore e dalla rabbia per come sono andate le cose. Il pensiero va a questi due eroi della magistratura e tutta l'ammirazione che proviamo riusciamo ad esprimerla solo con un silenzioso saluto.
Cala Sabina10
Valutazioni
-
Accessibilità
-
Da vedere/da fare
-
Rapporto qualità/prezzo
-
Qualità dell´acqua
-
Torniamo in barca e ci apprestiamo al viaggio di ritorno. Il vento è stranamente calato e occorre andare a motore, peccato. Il tramonto incendia la costa e tutti restiamo affascinati, anche i due tedeschi "incendiati" del loro, tanto che a mezzo metro di distanza si ha la sensazione di stare vicini ad una "stube".
Approdati nuovamente a Stintino, salutiamo la simpatica compagnia e con un ultimo sguardo alla Pelosa ci rendiamo anche conto che di lì a 2 giorni finiranno le nostre vacanze......